idrogeno bianco libero esce dal terreno e si infiamma

Idrogeno Bianco: La rivoluzione energetica sotterranea

a cura di Prof.ssa Simona Ferrando, Dipartimento di Scienze della Terra - Università di Torino


Cos’è l’Idrogeno Bianco?

L’idrogeno bianco (o naturale) è una risorsa energetica rivoluzionaria che si genera spontaneamente nel sottosuolo attraverso processi geologici. A differenza dell’idrogeno "verde" (prodotto con energie rinnovabili) o "grigio" (da fonti fossili), l’idrogeno bianco è:

  • Nativo: non richiede sintesi industriale.

  • Pulito: emissioni di CO₂ quasi nulle (<meno di 1 kg di CO₂ per kg H₂ prodotto, contro gli oltre 11 kg del processo industriale di produzione di idrogeno grigio più comunemente utilizzato, lo “Steam Methane Reforming”, e i circa 2 kg del processo industriale di produzione di idrogeno verde più promettente, l’idrolisi).
  • Economico: costo di estrazione inferiore (metà o un terzo rispetto ad altre forme di H₂). 

Esempi emblematici? A Bourakebougou (Mali) alimenta centrali elettriche con una purezza del 98%, mentre a Chimera (Turchia) fuoriesce come gas libero da oltre 2500 anni.


Dove si trova e come si forma l'Idrogeno Bianco?

L’idrogeno naturale si presenta in forme sorprendenti:

  1. Gas libero: come sul Monte Chimera.

  2. Disciolto in acqua: in sorgenti termali sottomarine (es. campo idrotermale Rainbow nell’Atlantico, con il 45% di H₂ a 365°C).

  3. Inclusioni in minerali: intrappolato nelle rocce come a Bellecombe (Valle d’Aosta), con concentrazioni fino all’82%.

  4. Adsorbito: su superfici rocciose ricche di magnesio e silicio.

I processi geologici che lo generano sono:

  • Serpentinizzazione e tutti gli altri processi, meno studiati, che producono H₂ attraverso reazioni chimiche tra acqua e minerali ricchi di ferro (es. olivina).

  • Radiolisi: scissione dell’acqua causata dal decadimento radioattivo di uranio, torio e potassio.
  • Risalita dalle profondità della Terra: emissione attraverso faglie e vulcani.

Si sa ancora poco di quanto tempo impiega la Terra a produrre idrogeno. Secondo alcuni studi, sarebbero sufficienti 10-100 anni e l’idrogeno naturale sarebbe, quindi, una fonte rinnovabile.


Il Potenziale Globale: una soluzione per 200 Anni

Stime recenti indicano che 100.000 milioni di tonnellate di idrogeno naturale potrebbero coprire il fabbisogno energetico mondiale a emissioni zero per 200 anni. Già oggi:

  • Depositi attivi: Mali, Australia (Gold Hydrogen), Stati Uniti (HyTerra).

  • Aree promettenti: Europa centrale, Russia, Nord America, Africa.


E in Italia? Il Piemonte in prima linea

L’Italia è un hotspot naturale:

  • Siti rilevanti: Etna (1-3 ppm), Larderello (4.5%), Gruppo di Voltri (1.2%), Massiccio di Lanzo (14%).

  • Progetti in corso: esplorazioni in Liguria e Lazio.

Il Piemonte spicca per geologia ideale:

  • Faglie attive, rocce ultrabasiche (serpentiniti) e giacimenti uraniferi favoriscono produzione, mobilizzazione e stoccaggio di H₂.

  • "La situazione è paragonabile ai primi passi dell’industria petrolifera nell’800: siamo solo all’inizio!" (Prof. Ferrando).


Sfide e Opportunità

L’esplorazione richiede:

  1. Valutazione dell’efficienza dei processi di produzione di idrogeno naturale nei siti di interesse.
  2. Mappatura dettagliata dei possibili serbatoi naturali.
  3. Tecnologie per un’estrazione sostenibile.
  4. Collaborazioni tra università e industria.

Perché investire?

  • Transizione energetica: sostituire combustibili fossili senza costi di sintesi.

  • Autonomia strategica: l’Europa potrebbe ridurre la dipendenza da importazioni.


Conclusioni

L’idrogeno bianco non è una fantasia: è una risorsa tangibile, pulita e rinnovabile che posiziona la geologia al centro della rivoluzione verde. L’Università di Torino, con il Dipartimento di Scienze della Terra, guida ricerche pionieristiche sul territorio piemontese, aprendo la strada a un futuro energetico sostenibile.

Per saperne di più:
Piattaforme Scientifiche @UniTo | Contatta la Prof.ssa Ferrando

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